GOLFERS' TIME
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CINA

Nel 1949, pochi mesi dopo la presa del potere, Mao Tze Dong definì il golf “sport per miliardari”, così in Cina il nostro sport fu di fatto messo fuori legge e scomparve. Non fu difficile, perché nel frattempo nell’ex Impero di Mezzo non c’erano più ricconi: avevano seguito Chang Kai Shek a Taiwan o si erano rifugiati altrove. Da quel lontano 1949 la Cina ha vissuto diverse tormentate (e tante volte drammatiche) vicende, basti pensare alla Rivoluzione Culturale (o “dieci anni di caos”, come i cinesi identificano quel periodo). Mao è morto nel 1979 e già pochi mesi dopo nella Repubblica Popolare Cinese le cose hanno cominciato a cambiare. Nel 1983 Deng Xiao Ping, il vero protagonista del dopo Mao, ha dichiarato: “Rang yi bu fen ren xian fu qi lai” (che con molta approssimazione è stato tradotto in Italiano “Arricchirsi è glorioso”). Da allora non è che tutti i cinesi si siano arricchiti, molti vivono, ancora oggi, con US$ 5 al giorno, però da allora qualche milione di cittadini della Repubblica Popolare ha raggiunto la ricchezza, diverse centinaia di migliaia sono diventati miliardari.

E il golf? Il primo campo, quello di Mission Hills, è stato aperto nel 1984. Quindi da allora il nostro sport ha avuto vita facile in Cina? Ufficialmente no. Ancora nel 2007, in occasione del Congresso Nazionale del Popolo, è stato dichiarato che la costruzione di nuovi campi da golf “non solo era uno spreco di denaro pubblico, ma anche un uso illegale degli spazi”, anzi, sempre durante il Congresso, il premier Wen Jiabao ha sostenuto che “i contratti per la costruzione di nuovi campi da golf dovevano essere assolutamente scoraggiati”. Per fare seguire i fatti alle parole, il governo di Pechino ha imposto una tassa del 24% ai golf clubs. Certe dichiarazioni e certi provvedimenti, non si sa fino a che punto demagogia e quanto corrispondessero alle reali intenzioni, non hanno certo frenato lo sviluppo del golf da quelle parti: si stima che oggi siano circa 400.000 i praticanti. E’ vero è un numero insignificante se confrontato con quanti sono i cinesi nella Repubblica Popolare, ma in ogni Paese del mondo i ricchi sono pochissimi rispetto al resto della popolazione. In Cina molti credono che effettivamente il golf sia uno sport per ricchi ( quando ho detto alla mia guida cinese che gioco a golf, quella ha chiesto: “Allora sei ricco?”). E hanno ragione (ma non nel mio caso). Coloro che giocano a golf nell’ex Impero di Mezzo hanno una certa consistenza economica e finanziaria e praticano il nostro sport  anche per dimostrare il loro status (ad esempio danno alle caddies mance anche superiori ai 100 yuan - i giapponesi che praticano in Cina difficilmente vanno oltre i 10 yuan), ma non solo, “il golf facilita gli affari” era scritto (in Inglese) sulla brochure di un golf club. Negli anni ’30 del secolo scorso nella ruggente Shanghai c’era un detto: “Se non sei iscritto a un club, non sei nessuno”. Oggi sembra che quel detto si sia trasformato in “se non giochi a golf, non sei nessuno”. Ecco perché in Cina il movimento golfistico sembra inarrestabile, i campi da golf sono sempre più numerosi, ogni anno ne aprono di nuovi. Contro questa situazione, contro questa tendenza. il Partito Comunista, di fatto, può ben poco… anche perché sono veramente tanti gli alti funzionari del partito, che come tali sono ricchi (non certo per lo stipendio che prendono dal partito) che giocano a golf.

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